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Alla riscoperta del buon senso

“Il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune.” Così il Manzoni nei Promessi sposi sintetizza l’atteggiamento dei milanesi di fronte agli untori e alla peste. Il senso comune sembra ritornato protagonista: in fondo è la base su cui sono nati e affermati i movimenti populisti. Non sarà tutta colpa della “narrazione”, ma indubbiamente tra i tanti problemi italiani uno dei più rilevanti è quello della percezione distorta, superficiale, approssimativa e quindi in fondo fuorviante, che i cittadini hanno della società.
Lo hanno dimostrato le ricerche sociologiche, ma lo dimostra drammaticamente una dimensione politica che non sa più porre le domande importanti, che si affanna costruire miti e paure, che pone in primo piano risposte sbagliate a problemi complessi.


La realtà è spesso considerata un fastidioso inciampo, i pregiudizi diventano monumenti intoccabili, il dialogo (per chi guarda i talk show televisivi) non sposta mai le convinzioni dell’interlocutore. E’ un avanzare continuo dei luoghi comuni, uno sbeffeggiare numeri e statistiche, un proporre soltanto slogan e invettive.
Diventa allora una sfida provare a ragionare pacatamente, a conoscere la realtà senza fermarsi alle apparenze, a cercare i tanti lati positivi che possono aiutare a costruire fiducia e passione per il futuro. Una sfida che hanno raccolto Ferruccio de Bortoli e Salvatore Rossi, un giornalista esperto di economia e un economista aperto alla conoscenza interdisciplinare. Per due volte direttore del Corriere della Sera il primo, a lungo direttore generale della Banca d’Italia e ora presidente di Tim, il secondo, hanno scelto la formula del dialogo a distanza per affrontare il grande tema dell’Italia di oggi, un’Italia che ha come protagonisti sessanta milioni di persone che sono insieme cittadini, lavoratori, risparmiatori, uomini e donne che vivono quotidianamente la loro umanità, fatta di interessi ed emozioni, ma che non vogliono essere solo una rotella di un ingranaggio più grande di loro.
Il dialogo diventa così un filo d’Arianna che tenta di far luce sui grandi temi di quella che De Bortoli (riprendendo una definizione di Alberto Ronchey) chiama “attualità permanente”: cioè lo sviluppo quotidiano di questioni come l’austerità, i conti e il debito pubblico, le pensioni, la crescita, l’occupazione, l’Europa. Con la curiosità di un giornalista che non ha dimenticato i fondamentali della professione e con la competenza di un economista che fa suo il motto di Luigi Einaudi: conoscere per deliberare.
Al libro che è nato da questo dialogo è stato dato, giustamente, il titolo “La ragione e il buon senso – Conversazione patriottica sull’Italia” (Ed. Il Mulino, pagg. 160, € 15) per il tentativo convinto e coerente in tutte le pagine di fare i conti con la realtà nel delineare i problemi e con il realismo nel proporre le soluzioni. E anche perché proprio ragione e buon senso sono due degli ingredienti che sembrano sempre più mancare nell’attuale sempre più confuso e convulso sistema dell’informazione, un sistema ormai destrutturato per il galoppante dominio dei cosiddetti social network.
La morale del libro tuttavia è profondamente costruttiva, basata sulla fiducia che sia possibile ricostruire un percorso di educazione e di responsabilità. Magari, sottolinea de Bortoli, attraverso un “volontariato della ragione”, una riscoperta delle piccole virtù civili, di un galateo fondato sul rispetto, di un senso civico che sia l’immagine delle persone per bene. E aggiunge Rossi, con “una sapienza, una capacità che arricchiscono l’Italia”. E allora l’ottimismo della volontà può diventare anche un ottimismo fondato sulla riscoperta del buon senso.