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La sanità chiede fondi (anche del Mes)

Ancor più di prima la sanità ha bisogno di fondi, e quelli del Mes appaiono indispensabili.

Nessuno se lo aspettava. O meglio, tutti speravano che non dovesse succedere. La tanto citata seconda ondata della pandemia attesa, prevista o temuta per l’autunno potrebbe già essere iniziata in questi giorni di agosto sull’onda della voglia di vacanze, di viaggi, di incontri, di tutto quello che costituiva la normalità ormai del passato.
Quasi senza dare il tempo di riprendere fiato, di mettere a punto nuove strategie, di imparare la lezione di cinque mesi vissuti in una dimensione completamente nuova e per molti aspetti drammaticamente reale.
Ma, come insegna Tucidite (filosofo del quarto secolo avanti Cristo) occorre “conoscere il passato, capire il presente, orientare il futuro”. E quindi in primo luogo non dimenticare quello che è avvenuto, cercare di comprendere la nuova realtà, adattare e adattarsi alle scelte conseguenti.
Una prima dimensione del passato, per esempio, è costituita dal profondo intreccio tra i problemi della sanità e quelli economico-sociali. Ma con un risvolto apparentemente contraddittorio: non sono state le società più ricche, quelle in teoria più attrezzate dal profilo dei sistemi sanitari, ad affrontare meglio le ondate della pandemia. Basti pensare agli Stati Uniti rispetto al resto del mondo, oppure all’Italia del Nord ben più colpita e devastata rispetto alle regioni meridionali.


La lotta alla pandemia ha così dimostrato che insieme ai mezzi economici è necessaria una forte e razionale organizzazione. Molte scelte compiute, certamente in buona fede, nei giorni più difficili si sono dimostrate un aiuto alla propagazione del contagio invece che al sui contenimento
Non si tratta, a questo punto, di inseguire i colpevoli; la magistratura dove necessario saprà intervenire. Si tratta tuttavia di accettare il fatto che la nuova lotta alla pandemia richiede un salto di mentalità, superando i vecchi schemi, le ideologie del passato, le tentazioni della propaganda politica.
Una guida a non dimenticare il passato e a porsi le domande giuste per affrontare il futuro, nella duplice ottica della sanità e dell’economia,  è il libro di Mariangela Pira, giornalista e conduttrice Sky, “Cronaca di un disastro non annunciato” (ed. Chiarelettere, Epub, € 3,99), (https://www.mondadoristore.it/Cronaca-disastro-non-Mariangela-Pira/eai978883296365/)  un libro che è il resoconto fedele di tre mesi senza precedenti nella storia del mondo in una prospettiva soprattutto economico-finanziaria. Con un’attenzione particolare ai fatti, al significato degli alti e bassi dei mercati finanziari, alle conseguenze dirette e indirette sui grandi fenomeni coma la globalizzazione o la sempre più necessaria lotta ai cambiamenti climatici. In questa prospettiva le lezioni da cogliere non sono né poche, ne poco importanti come descrive, pur sommariamente, l’ultimo capitolo del libro.
Ma in controluce appare una politica italiana dispersa e inconcludente. Una situazione di emergenza avrebbe richiesto una vera solidarietà nazionale o almeno un cambio di passo rispetto agli schemi del passato. Il sistema sanitario avrebbe bisogno di un grande salto di qualità per riuscire in tempi rapidi a fare i test, curare fin dai primi sintomi, isolare il più possibile i contagi. Mancano gli strumenti, gli uomini, i programmi per attuare quegli esami a tappeto che possano bloccare sul nascere la “seconda ondata”. Eppure, è Mariangela Pira giustamente lo sottolinea nel finale, si continua a dire di no ai fondi europei del Mes che sarebbero destinati al sistema sanitario e che avrebbero un doppio vantaggio economico. “Aderendo al Mes – spiega Pira – il risparmio diretto ci sarebbe ed è la differenza dei tassi. Se per i titoli di Stato a dieci anni emessi dal ministero del Tesoro paghiamo un dispendioso 2 per cento di interesse, per quelli prestati dal Mes paghiamo un tasso prossimo allo zero. È chiaro dunque che se prendessimo a prestito tutti i 36 miliardi disponibili risparmieremmo fino a quasi 700 milioni all’anno di interessi. Se poi i nostri tassi dovessero schizzare ancora, aderendo al Mes il risparmio sarebbe persino maggiore. Inoltre, il ministero del Tesoro non appesantirebbe il calendario delle aste e farebbe sfiatare i canali composti dall’ombrello protettivo della Bce e dal mercato”. Al contrario di quanto i contestatori del Mes temono non bisogna dimenticare l’effetto fiducia che potrebbe essere offerto agli investitori interni e internazionali proprio da un paese in grado di utilizzare al meglio tutti gli strumenti europei.
Così, almeno per ora, non è. E questo peraltro non è un buon segno per ottenere nel migliore dei modi i grandi finanziamenti promessi, anche e soprattutto nella sanità, nei prossimi anni dall’Unione europea.