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Alitalia e Malpensa, dov’è la politica dei trasporti?

Il caso Alitalia costituisce, tra l'altro, anche la dimostrazione dei danni che ha provocato la mancanza di una sana e realistica politica dei trasporti negli ultimi decenni. Ne sono un esempio indicativo le vicende che hanno accompagnato l'aeroporto della Malpensa, aeroporto che negli anni '90 era stato scelto come priorità strategica europea (ottenendo per questo anche importanti finanziamenti che hanno accompagnato significativi investimenti) e che poi è stato di fatto emarginato con il de-hubbing operato da Alitalia nel 2008.

Il problema di fondo di Malpensa è che un aeroporto non solo un pista dove atterrano e decollano gli aerei, ma deve essere un centro di collegamento per le persone e le merci, quindi una struttura ben collegata al territorio con strade, autostrade e ferrovie.  

L’avvio della nuova Malpensa nel '98 è avvenuto subito con il piede sbagliato. Linate avrebbe dovuto essere chiuso (come hanno fatto Monaco ed Atene) o al massimo avrebbe dovuto rimanere un aeroporto cittadino per i soli collegamenti con Roma. Invece a Linate sono rimaste gran parte delle compagnie e dei voli per l’Europa, voli utilizzati anche da chi per recarsi in America trova più comodo fare scalo a Parigi o Londra, ma partendo da Linate anziché da Malpensa. Una scelta che ha penalizzato quella che allora era ancora una compagnia di bandiera e che dimostra come l’Italia sia spesso ineguagliabile per farsi del male da sola.

Sul fronte dei collegamenti ferroviari vi è stato un errore altrettanto clamoroso. A tre chilometri dall’aeroporto passa la linea internazionale del Sempione: logica avrebbe voluto, come è stato
fatto nei grandi aeroporti europei, che Malpensa diventasse una stazione di questa linea collegandola quindi direttamente al sistema europeo dei trasporti. Invece, per interessi strettamente locali, si è scelto di collegare Malpensa con Milano utilizzando in parte le linee delle Ferrovie Nord e quindi con una linea che non è che in piccolissima parte (la stazione di Saronno) integrata con la rete dei trasporti milanesi e lombardi. Da Zurigo o Francoforte si può prendere un treno per il resto della Svizzera e della Germania, l’aeroporto londinese di Heathrow è una stazione della rete metropolitana di Londra. A Malpensa non si è fatta né l’una, né l’altra cosa. C’è una linea ferroviaria che per collegare due punti disegna una esse. E andare da Milano a Malpensa in
taxi costa più del costo del biglietto per Londra o Parigi.

 

  • PBL933 |

    … e la metropolitana a Linate arriverà quando l’ereoporto chiuderà….
    Un bel regalo ai proprietari delle aree…

  • PBL933 |

    L’ Alta velocità ferroviaria e gli hub nazionali (uno o due) dovevano essere pensati insieme. La TAV non passa nè da Malpensa (nomen omen…) nè da Fiumicino nè da nessun altro aereoporto!!!!

  • carlo gaiero |

    I commenti diventano superflui.L’unica osservazione che mi sento di fare è che non si evidenziano mai i responsabili, siano essi politici, amministratori pubblici/privati e sindacalisti! In questo Paese se non si elencano nominativamente i responsabili dei disastri (non incidenti)e li si interdisce “a vita”,da ruoli di amministrazione ( come succede oer un artigiano/impreditore ) il Paese ha un solo destino : fallire !

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