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L’India, i due volti della globalità

India
Gli otto Oscar, in gran parte inattesi, al film The millionaire hanno riportato in primo piano la realtà di un Paese come l’India, indicato spesso come uno dei grandi protagonisti dell’economia del XXI secolo, ma messo ora un po’ in ombra dalle ondate sempre più allarmanti della crisi globale.
Ma l’India resta un elemento centrale. L’elefante ha messo le ali come dice il fortunato titolo del libro di Antonio Armellini, ambasciatore italiano a New Delhi fino allo scorso anno. Un Paese tuttavia contrassegnato, come dimostra il film di Danny Boyle, da una realtà in cui convivono l’industria più avanzata e i servizi più sofisticati, con una popolazione in larga, larghissima maggioranza, sotto la soglia di povertà. Con elementi di forza che sono comuni a tutto il Paese. Innanzitutto la democrazia, «un dato reale – scrive Armellini – dove la dialettica politica è vivace e l’alternanza funziona, le minoranze hanno una voce, ancorché insufficiente, l’azione del governo è sottoposta a uno scrutino effettivo e l’ordinamento giudiziario offre guarentigie accettabili al cittadino». E poi la diffusione dell’inglese, «uno degli argomenti per affermare la superiore capacità di attrazione degli investimenti stranieri».

Un Paese di grandi tradizioni religiose, dove l’induismo e la sua concezione etica sono insieme un elemento fondamentale di coesione sociale, ma stanno insieme alla base di un determinismo storico sostanzialmente indifferente alle condizioni e anche alle tragedie dei singoli. Ma anche una realtà che l’Occidente (e in piccola parte anche l’Italia) sta riscoprendo nelle sue opportunità per le enormi potenzialità di crescita soprattutto nel settore manifatturiero.
La storia dell’economia sotto questo profilo ha molto da insegnare. Proprio l’India infatti è stata il centro della globalizzazione almeno per due elementi. Come ha scritto Amartya Sen, «attorno all’anno Mille la diffusione globale della scienza, della tecnologia e della matematica stava cambiando la natura del Vecchio mondo: il sistema decimale nacque e fu sviluppato in India tra il II e il VI secolo. L’Europa sarebbe molto più povera, dal punto di vista economico, scientifico e culturale, se avesse opposto resistenza alla diffusione della matematica, della scienza e della tecnologia di quel tempo». E poi nel 1.400 le navi portoghesi iniziano a percorrere la rotta del Capo di Buona Speranza trasformando in pochi decenni, con l’arrivo delle compagnie commerciali inglese e olandese, l’Oceano Indiano in una "lago europeo" in cui le produzioni di beni e merci si realizzavano in funzione dei bisogni dell’Occidente. È proprio da questo periodo che si può concretamente parlare di globalizzazione dell’economia.
E ora di fronte alla vastità della crisi finanziaria viene a galla il lato problematico della globalità e anche l’India mostra le sue debolezze: una spesa e un crescente deficit pubblico, un’economia di base fortemente assistita, una carenza di riserve valutarie, una forte dipendenza energetica. L’elefante ha messo le ali… ma è rimasto un elefante.

Antonio Armellini, "L'elefante ha messo le ali", Università Bocconi editrice, pagg. 400, € 28

Pubblicato sul Sole 24 Orer del 12 marzo 2009