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Un liberalismo da salvare

Salin
Il ruolo dello Stato torna in primo piano se è vero, come è vero, che in pochi mesi si è completamente ribaltata la politica di privatizzazioni che aveva contrassegnato gli ultimi anni del secolo scorso. Tra salvataggi bancari, sostegni diretti alle imprese, crediti più o meno agevolati, garanzie ai risparmiatori è ormai enorme la quantità di capitali che il sistema pubblico sta impegnando nel tentativo di limitare i danni della crisi economica più grave dal 1929.
Con alcune domande di fondo che si fanno sempre più esplicite: ci possiamo chiedere se siamo di fronte a un reale fallimento del mercato e alla necessità di un ritorno alla grande dello statalismo. Se stiamo assistendo veramente all’avverarsi della profezia di Lenin secondo cui il capitalismo sarebbe caduto per i suoi stessi errori. Se vi è stato un uso perverso della libertà finanziaria oppure è stata la stessa dimensione del libero mercato a provocare la crisi.

In un momento come questo è del tutto comprensibile, e in parte giustificato, che il liberismo non goda di buona fama. È infatti innegabile che proprio nell’eccesso di deregolamentazione si può trovare il terreno fertile su cui ha messo le radici la pianta velenosa dell’ingegneria finanziaria. Ma proprio perché l’economia libera rischia di essere travolta dalla valanga della crisi, è forse opportuno cercare di mettere in salvo alcuni principi di base che rendono ancora oggi il liberismo il sistema meno peggiore per garantire non solo la libertà, ma insieme anche la dignità e la potenzialità di ogni persona.
«La grandezza di una società libera sta nel fatto che permette all’uomo di agire secondo la sua natura e pertanto se il liberalismo si definisce come la difesa di una società senza coercizione, si può anche affermare che il liberalismo è umanesimo». Lo scrive Pascal Salin, intellettuale francese tra i più appassionati e convinti difensori delle teorie liberali. E come afferma Dario Antiseri nell’introduzione al libro Liberismo, libertà, democrazia, il liberalismo è lo strumento per «salvaguardare libertà, creatività e responsabilità degli individui e, insieme, il più ampio benessere».
In questa prospettiva l’intervento dello Stato in momenti di crisi può essere ampiamente giustificato, soprattutto se lo Stato democraticamente esprime la volontà dei propri cittadini e se gli interventi, in particolare sulle regole e sui controlli, sono finalizzati proprio a garantire un miglior funzionamento del mercato.
C’è nel liberalismo, in particolare nello stesso Salin, un filone di pensiero radicalmente contrario a ogni intervento dello Stato secondo la logica sottolineata da Bastiat: «Lo Stato è quella grande invenzione dove ciascuno si sforza di vivere a spese degli altri».
Ma in un liberalismo ben temperato e pragmaticamente aperto alla realtà, un’azione di regolazione e controllo in un’ottica di aperta sussidiarietà può agevolare due fattori fondamentali per la crescita: l’espressività e la creatività delle persone. E aiutare finalmente lo Stato a essere una soluzione di fronte alla vastità di una crisi che rischia di coinvolgere pesantemente la coesione sociale.

Pascal Salin, "Liberismo, libertà, democrazia", Ed. Di Renzo, pagg. 82, € 10

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 5 marzo

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