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Imprese e imprenditori, la Snia

Marinotti
La figura dell’imprenditore costituisce uno dei punti centrali dell’evoluzione della teoria economica. Perché la libertà d’impresa, insieme alla libertà di scelta dei consumatori, è una delle pietre angolari del mercato teorizzate da Adam Smith nelle mitiche figure del macellaio, del birraio e del fornaio dal cui interesse, e non dalla cui benevolenza, possiamo aspettarci il nostro pranzo. Ma partendo da Smith e arrivando a Schumpeter (a cui si deve la più precisa analisi del rapporto tra imprenditore e sviluppo) un ruolo fondamentale va riservato a Jean Baptiste Say che per primo mise in risalto il distacco della figura dell’imprenditore da quella del capitalista, sottolineando la missione fondamentale dell’imprenditore, quella di coordinare, organizzare ed attivare i fattori della produzione. In questa prospettiva si sposta anche l’interesse dal fattore capitale al fattore lavoro con l’imprenditore dotato di particolari capacità, soprattutto quella di programmare in base a opportunità momentanee ed elementi non sempre prevedibili.

Tra le grandi imprese italiane che hanno caratterizzato lo sviluppo industriale del secolo scorso un posto di primo piano va indubbiamente riservato alla Snia, nata nel 1917 come “Società di Navigazione Italoamericana”, diventata negli anni ’20 una grande holding chimica con l’acquisizione della Viscosa, e protagonista dagli anni ’30 di una crescita tumultuosa anche grazie ad un abile sfruttamento delle opportunità politiche ed economiche dei diversi scenari prima e dopo la seconda guerra mondiale. Il balzo in avanti della Snia ha soprattutto il nome di Franco Marinotti a cui Valerio Castronovo e Anna Maria Falchero dedicano un’accurata biografia da cui emerge insieme alla fotografia dei diversi periodi storici anche e soprattutto la grande capacità dell’imprenditore di sfruttare fino in fondo le occasioni del proprio tempo. Marinotti “soleva dire che non bastava congegnare bene i propri calcoli e intuire quelli dei propri interlocutori o antagonisti, che al mondo ci voleva prima di tutto fantasia per costruire e realizzare cose importanti, quelle che lasciavano un’impronta tangibile e che duravano nel tempo”.Marinotti, forte della sua esperienza nel campo dei tessili in Russia e Polonia, rilancia la Snia sul piano interno e internazionale, diventa amministratore delegato nel '34 e, dopo soli tre anni, presidente di una società che è stata per molto tempo una vera e propria "public company". Promuove ricerche per ottenere nuove produzioni di fibre tessili e di cellulosa con materie prime nazionali e realizza con lo stabilimento di Torviscosa una delle più grandi iniziative industriali dell’epoca con la bonifica dei terreni, la realizzazione di un impianto a ciclo completo, la costruzione di una vera e propria città con case e servizi per i dipendenti. Senza dimenticare, tornato alla guida della società nel ’46, il forte impegno per la promozione culturale con il restauro di Palazzo Grassi e il lancio di grandi iniziative europee non solo sul fronte culturale, ma anche per sostenere i primi passi dell’unione politica ed economica.

Valerio Castronovo e Anna Maria Falchero, "L'avventura di Franco Marinotti", Ed. Christian Marinotti, Pagg. 350, € 33

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 19 febbraio 2009