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La sinistra e le illusioni del conflitto



Patta
La crisi finanziaria, che si è già trasformata in recessione economica, potrà dimostrarsi una delle tante, anche se tra le più pesanti, che hanno segnato la storia dell’economia di mercato. Ma potrebbe anche diventare una crisi radicale di sistema, creando le premesse per un nuovo modello di sviluppo.

Quest’ultima ipotesi è l’oggetto dell’analisi di Gian Paolo Patta (nella foto), sottosegretario alla Salute nel Governo Prodi e, alle spalle, una lunga esperienza di sindacalista nella Cgil e di politico nelle formazioni, ovviamente, di sinistra. Il lavoro dimenticato costituisce infatti un’analisi di tutte quelle contraddizioni del capitalismo che, in un’ottica strettamente marxiana, potrebbero portare alla nascita di una prospettiva politica con nuovi protagonisti non tanto i proletari, quanto i lavoratori.

L’analisi di Patta riflette i classici modelli di pensiero della sinistra, ma ha il grande pregio di non cadere nei giudizi stereotipati e viziati dall’ideologia. Si parla di ingiustizie nella distribuzione del reddito, ma non si descrive l’Italia come un Paese triste e umiliato, si affrontano i temi della precarietà, ma non si nasconde il fatto che il sistema di welfare garantisce anche ai poveri e agli emarginati l’accesso a sostanziali garanzie come la sanità e l’istruzione, si sottolineano le difficoltà di tradurre il cammino d’integrazione europea in fattori di crescita ed equità, ma si riconosce come la Ue sia una delle più grandi conquiste della storia dell’umanità.

Il problema di fondo resta tuttavia quello delle possibilità di riconquistare spazio per una sinistra che in Italia è stata sconfitta non solo sul fronte della politica, ma anche sul piano del modello sociale e della proposta economica. Una sconfitta che ha la sua più traumatica dimostrazione non solo nell’esclusione dal Parlamento dei gruppi tradizionalmente estremi, ma anche dalla perdita di rappresentanza sociale se è vero, come è vero, che gli operai del Nord hanno in maggioranza votato puramente e semplicemente per Forza Italia o la Lega. La tesi di Patta è che ci sia soprattutto un problema d’egemonia comunicativa per il controllo dei mezzi di comunicazione da parte del grande capitale, un’egemonia che impedirebbe lo sviluppo della benefica lotta tra capitale e lavoro, tra rendita e produzione, tra privilegiati e nuovi proletari.

Passa così in secondo piano il fatto che nuove realtà politiche siano riuscite a trasmettere un nuovo senso d’identità e di appartenenza alle componenti insieme più produttive, ma anche meno rappresentate dai partiti più o meno storici dell’arco parlamentare. E così, conclude Patta «oggi siamo al disastro: non esiste né un Pd che resta in eterna transizione, né una sinistra».

Un’analisi puntuale e precisa che si conclude tuttavia con un’ipotesi disarmante: tornare alla lotta di classe, allo scontro tra blocchi sociali, alla logica del conflitto. Un’analisi a questo punto utile soprattutto per capire perché questa sinistra non potrà che avere vita difficile sul piano politico e sociale: anche perché continuerà a credere nell’equità sancita dallo Stato senza riconoscere la superiorità della libertà e del suo strumento economico, il mercato.

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Gian Paolo Patta, "Crisi? Per chi? Il lavoro dimenticato", Ed. Ediesse, pagg. 172, € 12

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 12 febbraio 2008