Adamo ed Eva, Ulisse e la stupidità artificiale. C’è qualcosa che accomuna Adamo ed Eva nel Paradiso terrestre con l’episodio delle Sirene nell’ultimo film di grande successo di Christofer Nolan? E come si può paragonare la figura di Ulisse con gli sviluppi dell’intelligenza artificiale?
Uno delle sfide più difficili per chi voglia elaborare suoni e immagini è proprio quella di riprodurre qualcosa, come un canto delle Sirene, con non può esistere in natura, che non può essere avvicinato da nessuna melodia più o meno contemporanea.
Le Sirene sono tra le creature più simboliche della mitologia greca. Con il loro canto irresistibile attiravano i marinai verso una morte certa, incapaci di resistere alla tentazione di ascoltarle.
Nel film le Sirene non incantano con la seduzione dell’amore o del piacere, ma attraverso la promessa di quello che ogni persona può desiderare più di ogni altra cosa: la conoscenza. Promettono risposte a domande a cui nessun mortale dovrebbe essere in grado di rispondere. Il canto è semplicemente il mezzo attraverso cui trasmettere quell’offerta.
E così il canto ha la stessa logica delle parole del serpente che convince Eva a mangiare la mela proibita nel Paradiso terrestre.
E che c’entrano le sirene con l’intelligenza artificiale? C’entrano perché l’Intelligenza artificiale ha un grande fascino, un particolare attrattiva, la promessa di una conoscenza senza limiti, la seduzione di chi può rispondere a tutte le domande.
I prodotti dell’intelligenza artificiale sono spiegati con accuratezza da Anne Alombert, docente all’Università di Parigi 8, nel libro “La stupidità artificiale, per una politica delle tecnologie digitali” (Ed. Vita e pensiero, pag. 130, € 15) partendo da un’analisi delle grandi potenzialità, presenti e future, delle tecnologie della conoscenza ed arrivando a dimostrare come siano in fondo illusori e fuorvianti i risultati dell’intelligenza artificiale. “ I contenuti generati automaticamente – afferma Alombert – andranno a integrare i dati che addestrano i modelli algoritmici, che già adesso elaborano i loro calcoli probabilistici su testi e immagini a loro volta prodotti attraverso i calcoli probabilistici di altri modelli (se non gli stessi): questa probabilità al quadrato non può che portare a un’informazione con un progressivo livellamento dei contenuti generati on line”.
In pratica l’intelligenza artificiale gioca al ribasso, segue modelli consolidati, ripete schemi già utilizzati, anzi più sono utilizzati più diventano materia prima per le elaborazioni digitali.
E’ per questo che se si ha l’obiettivo di far crescere la società in senso qualitativo, nella dimensione dello sviluppo dei valori umani e sociali, sono necessari due elementi: da una parte regole condivise per indirizzare lo sviluppo della conoscenza, dall’altra un controllo degli algoritmi generativi per evitare nuove forme di dittatura della tecnologia. E insieme sviluppando quelle forme di “intelligenza collaborativa” che possono dare ad ogni persona una possibilità di partecipazione attiva senza diventare sudditi dei santoni della Silicon Valley. Così torniamo al punto di partenza: Adamo ed Eva, Ulisse e la stupidità artificiale