La longevità è il nostro futuro, istruzioni per l’uso. L’età non è solo un dato anagrafico, è un modo diverso di vivere rispetto al passato con un futuro che si accorcia, ma che nasconde ancora grani opportunità. Di anziani ce ne saranno sempre di più nei prossimi anni. La generazione del baby degli anni ’60 del secolo scorso arriva all’età del pensionamento con una prospettiva di vita media di almeno vent’anni, se è vero come è vero che la speranza di vita media si colloca attorno agli 82 anni per gli uomini e a 85 per le donne. Ma questo vuol dire che sarà sempre più ampia la platea di persone che varcherà la soglia dei novant’anni e che i centenari non saranno più una minuscola eccezione.
E allora più che opportuno che si affrontino gli anni della “silver age”, come gentilmente viene chiamata l’anzianità, non affidandosi al fatalistico rotolare del tempo, ma cercando di cogliere i non pochi aspetti positivi che si possono nascondere in una nuova dimensione del vivere.
C’è quindi bisogno di arrivare preparati sotto tanti aspetti: quello economico, curando fin da giovani adeguati piano previdenziali; quello della salute, attuando le normali pratiche di prevenzione e di intervento tempestivo sui contrattempi sanitari; quello della socialità, mantenendo attive le relazioni personali per contrastare gli aspetti negativi della solitudine; quello delle competenze, cercando di non disperdere l’esperienza acquisita in lunghi anni di lavoro.
Tutte istruzioni per l’uso che sono illustrate con ampiezza di particolari nell’ultimo libro di Leopoldo Gasbarro: “Longevità e futuro, le nuove regole per la vita” (Ed. Cuzzolin, pagg. 146, € 16). Gasbarro, direttore di Wall Street Italia e instancabile commentatore dell’attualità economica, dimostra in queste pagine come sia non solo utile, ma necessario cambiare prospettiva rispetto alla tradizionale visione del ciclo di vita: la giovinezza dedicata allo studio, l’età di mezzo tutta per il lavoro e la famiglia, la terza età abbandonata al riposo stile umarell.
Come detto gli anziani saranno sempre di più, in gran parte saranno in buona salute. E i giovani che entrano nel mondo del lavoro saranno sempre di meno e sulle loro spalle graveranno tasse e contributi per sostenere la vecchiaia dei loro padri e nonni. Prolungare l’età attiva può avere un triplo beneficio: 1) gli “anziani” possono integrare le loro, spesso basse, pensioni, senza gravare su aiuti esterni; 2) un’attività aiuta a contrastare il decadimento psico-fisico e a dare un senso alle giornate; 3) una più estesa partecipazione, anche con forme di volontariato, risponde anche agli interessi di una società più aperta e partecipata.
Come scrive Cicerone del “De senectute”: “In genere le più idonee armi della vecchiaia sono le arti e la pratica delle virtù, le quali, coltivate in ogni età, quando tu sia vissuto a lungo ed intensamente, producono frutti meravigliosi, non solo perché non lasciano mai soli, neppure nell’ultimo periodo della vita—benché ciò sia davvero la cosa più importante—ma anche perché la consapevolezza di una vita ben vissuta e il ricordo di molte buone azioni sono cose gradevolissime”.
E se è vero che la longevità interessa fortunatamente sempre più persone anche grazie ai progressi della medicina e alla migliore qualità della vita, è anche verso che anche il passato ci offre luminosi esempi di vitalità: Sofocle scrisse l’Edipo a Colona a 89 anni, Goethe il Faust a 80 anni, Verdi il Falstaff a 80 anni, Michelangelo disegnò la cupola di San Pietro a 85 anni e nello stesso anno scolpì la Pietà Rondanini , Donatello studiò i pulpiti della Chiesa di San Lorenzo a Firenze a 80 anni, Giovanni Bellini realizzò le sue più note opere a 85 anni, Tiziano a 84 anni. Così come in età “avanzata” hanno dato grandi prove artisti come Arturo Toscanini, Vladimir Horowitz, Herbert von Karajan, Arturo Benedetti Michelangeli, Pablo Casals, Frank Lloyd Wright, Le Corbusier, Giò Ponti, Charlie Chaplin, Akira Kurosawa, Ingmar Bergman, Mario Monicelli, Vittorio De Sica, Ermanno Olmi, Ardito Desio, Bernard Russel, Rita Levi Montalcini, Renato Dulbecco, Marc Chagall e Mirò.
E anche chi ha scritto queste brevi note, non è certo all’altezza degli esempi precedenti, ma comunque è arrivato alla soglia degli 80 anni mantenendo la voglia di proseguire in una delle poche cose che ha imparato a fare, cioè scrivere, e insieme a vivere per quanto potrà attivamente da nonno diversamente giovane. La longevità è il nostro futuro, istruzioni per l’uso