Intelligenza artificiale e cybersicurezza: un romanzo

Sicurezza informatica e intelligenza artificiale. “Non tutti i mali vengono per nuocere. Magari qualcuno inizierà a porsi il problema della sicurezza dei sistemi e in generale della fragilità della società dell’informazione”. In queste due righe nell’ultimo capitolo si trova il senso di un racconto che è insieme un intrigante giallo, una storia rosa di passioni e amanti, un libro di management operativo, una lezione di filosofia. Oltre naturalmente ad un manuale che affronta con chiarezza i grandi e intricati temi della cybersicurezza.
“Certe morti non fanno rumore” (ed. Chiarelettere, pagg, 300, € 19) (link  Certe morti non fanno rumore – Alessandro Curioni – Casa editrice Chiarelettere ) è infatti l’ultimo libro di Alessandro Curioni, uno dei maggiori esperti italiani sul fronte dello sviluppo dell’informatica con particolare attenzione al tema della sicurezza. Dopo il successo de “Il giorno del Bianconiglio” questo romanzo si sviluppa tra America e Italia, tra le sale dei consigli di amministrazione e le stanze dei grandi alberghi, tra i luoghi nascosti dei locali di tendenza e gli uffici delle autorità giudiziarie. Il protagonista è Leonardo Artico che si ritrova, dapprima sua insaputa, nel progetto Da Vinci, che con un sofisticato impiego dell’intelligenza artificiale punta a rivoluzionare la cybersecurity. Nel bene e nel male. In equilibrio tra la malavita e i servizi segreti, tra gli interessi delle grandi imprese e le mire della criminalità.


Una storia avvincente che è anche una guida in un mondo, quelle dell’informatica e delle comunicazioni, che è in profonda trasformazione. Si apprende, per esempio che “dopo l’11 settembre 2001 è cambiato tutto. La scoperta che le informazioni per prevenire l’attentato alle Torri gemelle erano in realtà tutte disponibili, ma in modo talmente destrutturato che nessun essere umano avrebbe mai potuto correlarle, portò le agenzie governative ad avventurarsi in progetti di ricerca che avevano come obiettivo quello di estrarre un significato da trilioni di dati provenienti da fonti diverse.”
Le potenzialità dell’intelligenza artificiale emergono così con chiarezza in un confronto aperto tra un bene e un male che talvolta si mischiano e si confondono con una conclusione nascosta: non c’è intelligenza artificiale che tenga di fronte alle passioni, alle emozioni, alle intuizioni delle persone.
«Il vero problema – afferma uno dei protagonisti del racconto – che abbiamo sempre avuto con il nostro approccio a sistemi complessi, quelli destinati a emulare alcune funzionalità del cervello umano, è dipeso fondamentalmente dai filosofi. Una categoria angosciante, con la pessima abitudine di fare domande interessanti ma prive di qualsiasi utilità pratica. Una delle questioni più tediose che ha assillato sviluppatori molto bravi è la distinzione tra sintassi e semantica…»
Tanto per dimostrare come uno degli ingredienti del libro, in modica quantità, sia quello dell’ironia. Un pizzico di sale per un tema estremamente complesso con il risultato tuttavia di riuscire a non complicarlo ancora di più.