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Economia, la forza della speranza

La vecchia economia classica ha sicuramente tanti meriti. Ha messo in luce i meccanismi che guidano le variabili fondamentali e in particolare le logiche degli scambi, delle scelte pubbliche e private, degli strumenti come il denaro e le tecnologie. Ma di fronte ai grandi cambiamenti che stanno interessando la società globale i parametri tradizionali sembrano incapaci di andare al fondo dei problemi, magari riscoprendo antichi valori come speranza, fiducia, generosità. E questo soprattutto per una crescente interazione di quelle che potremmo chiamare le discipline umane: dall’antropologia alla psicologia, dalla sociologia e, perché no, alla teologia.
L’uomo, l’individuo, la persona, il singolo, comunque lo si voglia chiamare, appare disperso e disarmato anche perché è sempre più facile avere una percezione distorta della realtà. Siamo sempre più facilmente vittime di fake news e di propaganda politica, in questa nuova società del tweet dove la complessità è sempre più reale e le soluzioni proposte sempre più irreali.
C’è forse bisogno di ripensare le direzioni verso cui si è indirizzata questa economia (e una politica economica) che sembra aver messo al centro il denaro come soluzione di tutte le cose. Basti pensare al reddito di cittadinanza con la pretesa di sconfiggere la povertà solo distribuendo soldi, ma nello stesso tempo riducendo i trasferimenti ai Comuni o i fondi al Terzo settore, due istituzioni che si sono sempre distinte per la vicinanza con servizi reali alle situazioni di difficoltà.
Rimettere al centro la persona può sembrare solo un bello slogan, ma è comunque il punto da cui si può ripartire sottolineando che la persona si configura come relazione, come capacità di costruire un sistema di rapporti capaci di costruire un vero bene comune.
Da questo può nascere una nuova economica caratterizzata da valori che non hanno prezzo: la speranza, la fiducia, la solidarietà, la condivisione, la gratuità. E proprio “Economia della speranza” è il titolo di un libro di Domenico Cravero (Ed. Ecra, pagg. 350, € 20,50) in cui si delinea un percorso altrettanto ambizioso quanto necessario per superare un’economia fondata solo sulla quantità, sul profitto, sul denaro. Tutti elementi indubbiamente necessari, ma non sufficienti per affrontare la nuova realtà, globalizzazione e rivoluzione tecnologica comprese.
Cravero, parroco e ricercatore, ha avviato molte comunità terapeutiche e realizzato progetti di imprese sociali dedicate in particolare agli adolescenti e alle loro famiglie. E dopo aver scritto libri dedicati in particolare all’educazione ha ora sistematizzato in un libro di grande efficacia il superamento del pensiero unico economico per avviare un cammino, anche intellettuale, verso un sempre maggior rispetto della realtà delle persone ed insieme dell’utilità delle cose.
Con di fronte l’orizzonte della economia civile “quando imprese, consumatori, organizzazioni creano rapporti di reciprocità così da introdurre gratuità (…) per alimentare o ricreare il legame sociale tra le persone”. Non si tratta di utopia o di propositi velleitari. La società attuale non ha tanto bisogno solo di strumenti finanziari, di capitali, di monete più o meno uniche: per crescere ha bisogno soprattutto di rilanciare quella speranza che è parte indissolubile, anche nella economia classica, delle potenzialità di crescita e di sviluppo.