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Due strade (difficili) per battere l’evasione fiscale

Evasione
Quando si parla di evasione fiscale si ha quasi l’impressione di trovarsi di fronte a tante diverse verità, dietro tuttavia la realtà riesce a nascondersi. C’è un dato di fondo su cui tutti sono, o sembrano, d’accordo: in Italia c’è un’elevata percentuale di redditi che sfugge alle attenzioni del fisco e questo costituisce uno dei problemi più importanti per l’equilibrio del bilancio pubblico e una sana politica economica.

Da Alcide De Gasperi a Silvio Berlusconi, pur con toni diversi, non c’è stato praticamente alcun governo di questo dopoguerra che non abbia posto la lotta all’evasione insieme come punto qualificante dell’attività politica e quale strada maestra per una maggiore giustizia sociale. E non sono da meno le ultime misure varate nelle scorse settimane dove al recupero del gettito sommerso viene affidata buona parte del successo della manovra di risanamento. Nessun dubbio quindi che l’evasione fiscale esista e sia particolarmente rilevante. Lo ha denunciato con toni forti il governatore della Banca d’Italia nelle sue ultime considerazioni finali, lo ha sottolineato l’inchiesta del Sole 24 Ore di lunedì in cui si è posto in rilievo come ci siano «aree del paese in cui il divario tra redditi e consumi diventa enorme». E come scrisse il Manzoni dopo aver citato le grida contro i bravi: «Questo basta ad assicurarci che, nel tempo di cui noi trattiamo, c’era de’ bravi tuttavia».

Non esistono certo bacchette magiche o misure risolutive di fronte a problemi di tale ampiezza. Esistono tuttavia due problemi di fondo che Alessandro Santoro nel suo libro L’evasione fiscale mette chiaramente in luce e che sono stati largamente disattesi negli ultimi decenni. Da una parte l’esigenza di attuare efficienti politiche di accertamento in maniera coerente e continuativa e quindi prescindendo «dai cambiamenti degli orientamenti politici dei diversi governi». Dall’altra parte realizzare politiche economiche e industriali che tolgano gli alibi agli atteggiamenti culturali di giustificazione e che aiutino a superare la frammentazione del sistema produttivo. Anche perchè l’evasione costituisce una forme di concorrenza sleale che indebolisce l’intero mondo delle imprese.

Una pietra miliare sulla strada del contrasto all’evasione non può che essere costituita non solo da un semplice taglio delle aliquote (peraltro auspicabile), ma da un alleggerimento strutturale delle imposte frutto di una robusta riduzione del perimetro degli interventi dello Stato. Con il risultato che si ridurrebbero anche corruzione e interessi occulti. In Italia la spesa pubblica supera il 50% del Pil e, se si tiene conto dell’economia sommersa, la pressione fiscale è di 7 punti superiore a quella della Francia, di 15 della Germania, di 16 della Gran Bretagna. Come non ricordare che nel 1899 in uno dei suoi primi scritti Luigi Einaudi affermava che «In Italia lo stato è uno dei più efficaci strumenti per comprimere lo slancio della iniziativa individuale sotto il peso di imposte irrazionali e vessatorie». E l’Irap non era stata ancora inventata.

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Alessandro Santoro, "L'evasione fiscale", Ed. Il Mulino, pagg. 130, € 9,80

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Pubblicato sul Sole 24 Ore del 9 settembre

  • roberto orrigoni |

    condivido. accertamento del reddito e sanzioni che veramente si devono irrogare e recupero del credito. ma e’ mai possibile che non si riesca a capirlo??? grazie. buon agiornata

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