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I sondaggi, la realtà delle opinioni

Pagnon

Sull’economia del benessere il confronto è ormai aperto. La provocazione del Nobel Joseph Stiglitz, con l’alto patronato del presidente francese

Nicolas Sarkozy, costituisce qualcosa di più di un sasso nello stagno del dibattito sulla crescita e lo sviluppo. E’ vero infatti che l’analisi economica si è fermata negli ultimi decenni ad esaminare  con compiaciuta pigrizia i risultati quantitativi, con il Pil in primo piano, ma è altrettanto vero che gli aspetti di carattere più personale, emotivo, psicologico sono stati protagonisti fin dai primi classici dell’economia.

E non è senza rilievo che Adam Smith, considerato il grande teorico del mercato, quindici anni prima di pubblicare “La ricchezza delle nazioni” abbia scritto quella  "Teoria dei sentimenti morali" dove si dimostra come alla base delle relazioni sociali degli scambi economici vi sia appunto, un sistema morale fondato sul principio di simpatia.

In questa prospettiva divengono centrali le passioni e i sentimenti dove per simpatia, considerata un sentimento innato nell'uomo, va intesa come la capacità di identificarsi e di mettersi al posto dell'altro e a comprenderne i sentimenti in modo da potere ottenere l'apprezzamento e l'approvazione altrui. Il principio è peraltro alla base della stessa parabola smithiana del macellaio e del fornaio i quali producono perseguendo il proprio interesse, ma per far questo devono anche ottenere anche l’apprezzamento, e quindi la simpatia, dei propri potenziali clienti.

Dai primi anni dell’economia industriale e del libero commercio ad oggi vi sono naturalmente stati molte trasformazioni nello scenario dell’economia. Un cambiamento di prospettiva particolarmente significativo nei paesi più ricchi è il progressivo passaggio dall’economia del bisogno, quella in cui le scelte di spesa e di acquisto erano dettata essenzialmente dall’esigenza di soddisfare le esigenze naturali e basilari dell’esistenza, all’economia dell’emozione, in cui le decisioni di consumo e anche di partecipazione politica nascono per la maggior parte da sensazioni che rispondono più all’intuizione che ad una razionalità prevedibile e definita. Questa incidenza dell’emotività influenza, anche se non ce ne abbiamo una percezione immediata, tutte le scelte anche quelle più naturali e ripetitive. Non è allora senza significato il fatto che proprio per completare le osservazioni quantitative con la dimensione della qualità si sia diffuso  sempre di più, non solo a livello economico, ma anche politico e sociale, il ricorso ai sondaggi cosiddetti “di opinione”. Per poi scoprire, come avviene nell’intervista di Mauro Broggi a Nando Pagnoncelli, che proprio le opinioni divengono sempre più spesso elementi di sostanza capaci di decidere il successo o il fallimento di un’impresa: “Le ricerche di mercato – afferma Pagnoncelli – in realtà portano alla luce bisogni latenti, elementi oggettivi sulla base dei quali le aziende possono realizzare un prodotto che diventa di successo quando scattano dei meccanismi da un lato di riconoscimento di quel bisogno e dall’altro di emulazione”.

Con alla radice tuttavia la riscoperta della centralità della persona, con le sue scelte e, soprattutto, con la sua libertà.

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Nando Pagnoncelli (intervistato da Mauro Broggi) , “Le opinioni degli italiani”, Ed. La scuola, pag. 144, € 9,30

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 24 settembre 2009