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Rischiare per crescere

Rischio
Al giro di boa dell'estate e guardando alle prospettive dell'autunno, appare evidente come il sentimento prevalente degli osservatori e dei protagonisti dei sistemi economici sia quello dell'incertezza. I numeri delle previsioni sembrano continuamente aggiornare e rivedere le stime precedenti, il punto di svolta per la ripresa viene periodicamente spostato in avanti, le indicazioni dei mercati finanziari sembrano rispondere più agli auspici che alle tendenze reali e documentate.
L'andamento dei consumi, e quindi dell'economia è così sempre più dipendente e intrecciato con la dimensione delle scelte personali (spesso arbitrarie), delle decisioni d'acquisto, delle preferenze, in fondo della fiducia e dell'emozione con cui si guarda al futuro. È allora significativo sottolineare due aspetti.
Da una parte il fatto che lo studio delle relazioni tra economia e psicologia è relativamente recente nel dibattito delle scienze economiche, dominate per secoli dal principio di razionalità: è stata in particolare l'opera scientifica di Daniel Kahneman, Nobel per l'economia nel 2002, a portare in primo piano, come ha affermato la stessa motivazione del premio, «i risultati della ricerca psicologica nella scienza economica, specialmente in merito al giudizio umano e alla teoria delle decisioni in condizioni d'incertezza».

Ma in questa prospettiva, ed è il secondo aspetto, ci si trova di fronte a un sistema in cui aumentano le variabili imprevedibili e di pari passo crescono i rischi e le opportunità anche per chi agisce non dal lato della domanda, ma sul secondo fronte dell'economia di mercato, quello della produzione. Se è vero quindi che il rischio è una parte integrante di ogni attività imprenditoriale, è altrettanto vero che l'attuale scenario appare contraddistinto da variabili nuove e importanti, come la selettività dei mercati, la forte incidenza dell'innovazione in tutti i suoi aspetti, la crescente incidenza di quelli che vengono considerati valori di modernità come il rispetto dell'ambiente e il commercio equo e solidale.
La quota di rischio sembra crescere, ma è una quota umanamente compensata dalla soddisfazioni che si ottengono al conseguimento di risultati positivi. «Non c'è dubbio che mostrare di accettare rischi con potenziali conseguenze negative ha permesso all'umanità di raggiungere traguardi impensabili se non avesse espresso personalità capaci di porsi all'interno di un sottile gioco con la paura»: lo scrivono Lucia Savadori e Rino Ruminati nel libro Rischiare, dove emerge con estrema chiarezza come non tanto la percezione del rischio, quanto la propensione ad accettare i rischi possa essere profondamente diversa, e quindi imprevedibile da persona a persona, da circostanza a circostanza.
Ed è così, come sottolineava lo stesso Kahneman nella teoria del prospetto, elaborata con Amos Tversky, che molti comportamenti rischiosi vengono normalmente considerati "irrazionali". Ma senza questi comportamenti il sistema economico e gli stessi mercati finanziari perderebbero molto del loro interesse e della loro importanza.

Lucia Savadori e Rino Rumiati, Rischiare, ed Mulino, pagg. 144, € 8,80

L'articolo è stato pubblicato sul Sole 24 Ore il 20 agosto