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Riflessione/ Il Paese che non c’è

Il voto del 13 e 14 giugno ha dato l’immagine di un’Italia diversa, anche profondamente, da quella che era stata descritta nella campagna elettorale. Diversa perchè hanno costituito una sorpresa l’avanzata della Lega da una parte e la scomparsa dei socialisti e dell’estrema sinistra dall’altra. Viene il dubbio che qualcosa nella percezione delle forze politiche del centro-sinistra non abbia funzionato: per esempio che la vera emergenza sia la sicurezza più che la precarietà, sia il pagare meno tasse più che l’ottenere più sussidi, sia la difesa della famiglia più che quella della forme alternative. La politica deve rispettare la volontà popolare, ma è chiamata nello stesso tempo a fare dei passi in avanti, a proporre progetti, a lanciare ideale e difendere valori. La capacità di tenere insieme democrazia e progettualità è la forza di ogni seria politica: la forza che l’ultimo centro-sinistra non ha avuto.

  • ribelli |

    Travolti dal marasma delle innumerevoli attività, i politici, come la società, perdono di vista il cuore/il nucleo/la sostanza della propria esistenza.
    Ecco che il politico si dimentica e confonde “ciò che manca”con ciò che vorrebbe o avrebbe voluto fare. In un’epoca in cui occorre centellinare tutto, perché non sono più consentiti sprechi di risorse (materiali ed immateriali) e perché la complessità moltiplica l’effetto del singolo errore insorgente dal dubbio, non è più possibile perdere di vista i valori.Il paradosso è che l’assenza di posizioni nette ha sfumato anche quelli.

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