Gli 800 anni dalla morte di San Francesco sono stati l’occasione per incontri, spettacoli, manifestazioni oltre che libri, articoli e programmi televisivi. La figura del Santo di Assisi è stata messa in luce in tutte le sue dimensioni; meno risalto è stato dato all’eredità culturale e spirituale, un’eredità che si è sviluppata attraverso le diverse congregazioni che da lui si sono ispirate e che si sono diffuse in tutto il mondo.
La passione per la povertà ha dato frutti non solo nella dimensione spirituale, ma anche con iniziative concrete. A metà del XIII secolo è stato proprio un frate francescano, Pietro di Giovanni Olivi, a liberare la società dal divieto “teologico” dei prestiti a interesse, prestiti che erano vietati ai cristiani perché costituivano una vendita del tempo, e il tempo appartiene a Dio. In quest’ambito si erano estese in tutta Europa le iniziative degli ebrei a cui era praticamente riservato il monopolio delle finanze di quell’epoca: applicando peraltro tassi di interesse vicini ad un vero e proprio livello di usura.
Frate Olivi distinse tra sterile pecunia e capitale, quest’ultimo capace di generare altro denaro se affidato a uomini capaci e industriosi, anche appartenenti a Santa Romana Chiesa, come i mercati e i banchieri. Così proprio ai francescani si deve la nascita delle prime banche, i Monti di pietà e i monti frumentari, con iniziative realizzate più per i poveri, per esempio per aiutare i contadini a comprare le sementi, che per le esigenze dei ricchi. Il bello del Medioevo: le banche per i poveri
In queste settimane c’è in prima fila nel grande risiko bancario che sta sconvolgendo la finanza italiana quel Monte dei Paschi di Siena, che è nato come Monte Pio per aiutare i bisognosi, e che è considerata la banca più antica del mondo
La storia dei Monti di Pietà è raccontata con una ricca documentazione, anche interpretando i quadri e i disegni dell’epoca, nel libro “Fratello credito. Storia e storie dei Monti di pietà” di Maria Giuseppina Muzzarelli (ed. il Mulino, pagg. 350, € 23). Un libro che non si limita ad analizzare l’evoluzione del sistema bancario dell’epoca medioevale, ma offre una panoramica della realtà sociale, una realtà caratterizzata da contadini, artigiani, commercianti che per superare le difficoltà impegnavano un vestito, un utensile, un bene di famiglia ottenendo prestiti che in pratica hanno costituito un’anteprima delle formule che negli ultimi anni sono state chiamate “microcredito”.
I Monti di pietà, nati per i poveri, allargarono progressivamente la loro attività promuovendo una vera e propria attività bancaria in molte zone soprattutto nel Centro e Nord Italia rivolgendosi anche alla piccola borghesia, i risparmiatori che non possono aspettare i tempi lunghi del finanziamento ordinario, o non riescono ad ottenere le garanzie necessarie.
“La storia dei Monti – scrive Muzzarelli – dimostra che questi istituti col tempo cercarono di recuperare anche questa fascia di clienti, potenzialmente inclusi fin dalle origini nella formula pauperes pinguiores (poveri sì, ma non poverissimi) e comunque effettivamente accolti gradualmente, una volta superate le difficoltà d’avvio. Per vincerle vennero inviati sulle piazze i più preparati e facondi predicatori che dovevano fare appello ai sentimenti, alla pietà in particolare”. E infatti i Monti di pietà, istituti di prestito su pegno, si sono progressivamente diffusi in tutta Italia proprio grazie ai viaggi, puntualmente descritti, di predicatori appassionati che sollecitavano le iniziative locali.
Questo libro dedicato ai Monti di pietà appare molto utile anche per recuperare il valore del credito personale in quest’era di alte speculazioni finanziarie. Il bello del Medioevo: le banche per i poveri