Il panettone e l’intelligenza artificiale. Se è vero che l’intelligenza artificiale costituisce la quinta rivoluzione industriale (dopo i telai automatici e le macchine a vapore, i motori a scoppio, l’elettricità e l’informatica) è altrettanto vero che le ripercussioni sul mondo del lavoro potranno essere ancora più significative e profonde di quelle del passato. Siamo di fronte, infatti, non solo ad una semplice sostituzione di alcuni impieghi con le macchine, ma alla necessità, e insieme all’opportunità, di un cambiamento che coinvolge direttamente l’intera organizzazione così come la formazione delle persone, la professionalità e le competenze in una logica di profonda evoluzione.
Insieme alle opportunità con tanti problemi in più rispetto al passato. C’è anzitutto una dimensione etica nell’affidare compiti particolari a una macchina, evoluta quanto si vuole, ma comunque sempre una macchina. C’è poi la necessità di regole e quindi di leggi e regolamenti con il difficile obiettivo di non tarpare le ali alle innovazioni, ma nello stesso tempo di evitare posizioni dominanti non solo a livello economico, ma anche culturale e sociale.
E’ in questa linea che si muove il libro di Emmanuele Massagli e Maurizio Sacconi: “Creatività o sottomissione: Nuove officine d’intelligenza e libertà nel lavoro” (Ed. Marcianum press, pagg. 152, € 15). Ed è proprio nella ricerca di un equilibrio tra regole e libertà, tra opportunità e limiti etici, che il libro si muove analizzando con semplicità e rigore, le nuove frontiere del lavoro sulla linea tracciata dalla dottrina sociale della Chiesa: “La tradizione cristiana – si sottolinea nell’introduzione – ci offre una sintesi fondativa. Quando la Rerum Novarum, nel 1891, afferma che il lavoro non è merce, riconosce il diritto di associazione, richiama al giusto salario e assegna alla proprietà una funzione sociale, non oppone semplicemente capitale e lavoro. Ci ricorda che capitale e tecnica si legittimano nella misura in cui servono la dignità della persona e il bene comune che ne permette la fioritura”.
Il punto centrale della riflessione è costituito dalla sollecitazione a conoscere le novità tecnologiche per poterle applicare con efficacia, e insieme consapevolmente, alle dimensioni del lavoro: dalle decisioni strategiche alle formule organizzative, dalle logiche produttive all’analisi dei mercati. Perché il lavoro è innanzitutto persona, con la sua identità, i suoi valori e il suo destino. La tentazione mefistofelica di vendere l’anima in cambio dei profitti appare ancora più attuale e densa di incognite.
Gli effetti dell’intelligenza artificiale – si afferma nel libro – “dipendono da come la governiamo. Occorre anzitutto puntare sul capitale umano. Insegnanti, medici, ingegneri, giudici, avvocati devono essere messi in condizione di usare l’IA come strumento di potenziamento, non di sostituzione. Questo richiede formazione integrale continua e cultura della responsabilità”.
Perché non c’è strumento tecnologico che possa sostituire le relazioni tra le persone, non c’è automatismo che possa rendere inutile la dimensione della creatività. Relazioni e creatività sono i due elementi che vanno messi in primo piano a livello di formazione permanente, una formazione ancora più indispensabile per non sentirsi tranquilli dietro il paravento dell’intelligenza artificiale.
In Italia, così come in Europa, il dibattito sulle regole è all’ordine del giorno, ma è un dibattito che rischia di impaludarsi nei tecnicismi ingegneristici. Il messaggio forte di Massagli e Sacconi è che “l’Europa avrebbe una originalità nelle sue radici greco-giudaico-cristiane, in quanto fonte degli strumenti culturali utili ad evitare il progressivo dominio delle macchine. Il vantaggio competitivo dell’Europa potrebbe essere quindi nel risveglio della sua cultura, della tradizionale convinzione che l’uomo sia, come ha recentemente affermato il cardinale Pietro Parolin, «custode di una dignità intrinseca che nessuna macchina potrà mai replicare o sostituire»”.
Un esempio di invito alla relazione e alla solidarietà è, per esempio, dato dal fatto che i diritti degli autori del libro saranno trasferiti alla Giotto cooperativa sociale di Padova per promuovere e sostenere le attività di recupero delle persone detenute attraverso il lavoro. C’è una relazione quindi tra il panettone e l’intelligenza artificiale. La cooperativa è nata nel 1986 ed è conosciuta per la qualità dei suoi prodotti di pasticceria, gelateria e cioccolateria con il marchio “I Dolci di Giotto”. Panettoni e colombe senza intelligenza artificiale.