Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

Perchè discutere di un nuovo partito cattolico

Accorciare la distanza tra istituzioni e cittadini, ma anche tra cristiani e politica. Un obiettivo che ha animato il tradizionale dibattito sull’impegno dei cristiani in politica e in particolare sulla possibilità (o l’opportunità) di ricreare un nuovo partito “di cattolici”. Un dibattito ravvivato nelle ultime settimane da una intervista del card. Camillo Ruini, presidente per molti anni nel secolo scorso della Conferenza episcopale italiana, e da alcuni interventi dell’attuale presidente della stessa Cei, Gualtiero Bassetti. E un’iniziativa in questa direzione appare in fase di costruzione su ispirazione del prof. Stefano Zamagni.
Nell’intervista al Corriere della Sera Ruini non solo bocciava l’ipotesi di un nuovo partito cattolico, ma incoraggiava esplicitamente, pur con qualche timido distinguo, ad un dialogo e a una collaborazione con la Lega di Matteo Salvini. Bassetti da parte sua, pur non prendendo posizione sull’opportunità di rifondare un partito cattolico, ha richiamato la necessità di un più vigoroso impegno sociale di fronte ai gravi e crescenti problemi del paese.

Salire sull’autobus dell’impegno politico è quindi una proposta di un percorso di cui ci sarebbe indubbiamente bisogno in una realtà come quella italiana contrassegnata da una dimensione sociale sempre più individualistica e priva di valori di fondo. Gli interessi personali così come il rancore e la protesta sono all’ordine del giorno: non si spiegherebbe altrimenti il successo popolare di un partito come la Lega che ha basato sulla paura e il sovranismo i propri successi.
Ma di fronte all’ipotesi un partito cattolico i dubbi prevalgono il più delle volte sulle speranze. Non si vede all’orizzonte un nuovo Luigi Sturzo e nemmeno un Alcide De Gasperi. E, che lo si voglia o no, un partito può nascere e consolidare consensi solo se può contare sulla guida di un potere carismatico ben identificato ed identificabile.
E poi la storia degli ultimi decenni è segnata, come spesso si ricorda, dalla diaspora dei cattolici, dal loro disperdersi con una voce sempre più flebile e inconcludente. Una storia segnata anche dai fallimenti e dagli errori che hanno dato e continuano a dare un’immagine fortemente negativa. Sono passati trent’anni, ma il naufragio suicida della Democrazia cristiana è ancora una parte ingombrante delle vicende italiane. Così come pesano nell’immagine dei cattolici in politica le cadute di credibilità di esponenti, come Formigoni in Lombardia, che dopo anni di buon governo sono caduti nel tranello del potere ritenendosi forti ed intoccabili.
Ma bisogna nello stesso tempo riconoscere che, pur con la presenza di molti cattolici, i partiti attuali di destra e di sinistra fanno riferimento a valori estranei alla cultura e al messaggio dei cattolici. Pensiamo all’insistenza della sinistra sui cosiddetti diritti civili che contraddicono il valore della vita, come l’aborto e l’eutanasia. Pensiamo alla chiusura delle destre, con buona pace del card. Ruini, verso i temi dell’accoglienza e della solidarietà.
In teoria quindi potrebbe essere molto ampio lo spazio per un partito cattolico realmente di centro e realmente fondato sui valori cristiani. Elaborando proposte costruttive, politiche reali e sostenibili. Con una partecipazione democratica che parta dal basso valorizzando la prospettiva indicata nell’art. 1 della legge sul terzo settore. Una legge che si propone di “sostenere l’autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associativa, a perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e di protezione sociale, l’inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di crescita e di occupazione lavorativa”. Un vasto programma che tuttavia non appare scritto nell’aria, ma può fondarsi sulla presenza, discreta, ma efficace, di migliaia di piccole o grandi realtà presenti nella cura, nell’assistenza, nella solidarietà. Realtà in gran parte dal mondo cattolico.
Un nuovo partito di laici cattolici appare tuttavia un sogno che sconfina nell’utopia. Certo, i sogni sono fatti per essere realizzati e senza sogni la nostra vita perde il senso della bellezza e del futuro. Quindi è giusto porre il tema e sollecitare impegni e riflessioni. E’ doveroso discutere, soprattutto all’interno del mondo cattolico, per consolidare e far diventare rilevante la presenza sociale dei cattolici, magari anche con un nuovo partito fondato sui valori della Dottrina sociale della Chiesa. Valori che vanno trasmessi dove è data la possibilità, valori che possono diventare un lievito in stile evangelico.