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Le tradizioni dell’Italia solidale

Lettera al Sole 24 Ore

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Caro Fabi, dal confronto su “non profit e crisi” nel corso di ‘A Torino con il Sud’, l’evento del Terzo Settore realizzato nei giorni scorsi da Fondazione con il Sud, è emerso chiaramente come l’innovazione nel sociale e il ruolo del terzo settore siano fattori di sviluppo essenziali in questo momento.
La grave scarsità di risorse richiede un duplice impegno: da una parte rivendicare, comunque, un ruolo del pubblico, sconfiggendo ipotesi che auspicano una pura e semplice “uscita” dello Stato dal welfare; dall’altra rideclinare i rapporti tra pubblico e privato nell’ambito del welfare, puntando a forti innovazioni sia nel mondo del terzo settore che nella pubblica amministrazione.
C’è una scarsa propensione a sperimentare modelli di intervento nuovi. Il rischio è che l’inerzia blocchi l’innovazione. Sarebbe opportuno, allora, studiare e valutare gli esperimenti messi in campo, con la consapevolezza che bisogna costruire un modello di welfare molto diverso da quello che abbiamo, per lunghi anni, conosciuto. Un atteggiamento culturale che tutti dobbiamo sviluppare.

CARLO BORGOMEO
Presidente ‘Fondazione CON IL SUD’
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Gentile Borgomeo, potrebbe sembrare uno slogan dire che non si possono risolvere i problemi nuovi, come quelli che si stanno imponendo per la crisi economica, con soluzioni vecchie, soprattutto se ci riferiamo all’aumento delle tasse per riportare in equilibrio la spesa pubblica. Ma tra le soluzioni “vecchie” ci dovrebbe essere anche la riscoperta e la valorizzazione di un welfare proveniente dalla società civile che in Italia ha tradizioni secolari: basti pensare al campo dell’assistenza, con le Misericordie, così come a  quello della finanza, con i Monti di pietà e i Monti frumentari del Medioevo, o ai più vasti ambiti della presenza sociale, con le organizzazioni basate sui volontari non solo, ma comunque in gran parte, di matrice cattolica. Alla sempre più evidente crisi  dello Stato sociale, che va comunque difeso nelle sue basi di garanzia, si può e si deve rispondere allora aprendo gli spazi alla nuova progettualità dei giovani, sostenendo il non profit professionale (perché le organizzazioni del Terzo settore devono andare oltre il pur importantissimo volontariato), agevolando persino forme di concorrenza nell’offerta di prestazioni sociali.  In questa prospettiva la “Fondazione con il Sud” (che, ricordiamo, è stata costituita nel novembre 2006 dall’alleanza tra fondazioni di origine bancaria e il mondo del terzo settore per sostenere i progetti di coesione sociale nel Mezzogiorno), costituisce un esempio di iniziativa privata con l’intento di compiere tanti passi, magari piccoli, ma nella direzione giusta. La strada è quella delle tre Esse: solidarietà, sostenibilità, sussidiarietà. Le soluzioni sono già scritte nella storia e nella grande tradizione civile italiana. Ma è una storia che deve ora superare il tradimento di una classe politica che in molti casi ha lasciato spazio al dominio degli interessi dimenticando la tensione etica dei valori.

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Lettera e risposta pubblicate sul Sole 24 Ore del 2 ottobre