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La forza del Secondo mondo

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Tra gli effetti delle crisi economica e finanziaria ci sarà sicuramente un cambiamento, anche se imprevedibile nelle dimensioni, in quella lunga marcia della globalizzazione che sembrava fino a pochi mesi fa poter continuare a ritmi sempre più accelerati. Non solo perché si è sostanzialmente inaridita la potenzialità del debito, uno tra i principali fattori su cui si basava la crescita di un grande Paese come gli Stati Uniti e quindi anche l’incremento degli scambi e delle transazioni finanziarie. Ma anche perché è destinato sostanzialmente a mutare il ruolo dei protagonisti, proprio con gli Stati Uniti in prima fila, che hanno fino ad ora guidato le sorti del mondo con la forza della moneta e del potere militare.

I prossimi anni potrebbero così offrire un nuovo ruolo a tutti quei Paesi e quelle aree che non fanno parte né del Primo, né del Terzo mondo. E il Secondo mondo, di cui si parla poco o nulla, potrebbe diventare «l’ago della bilancia che determina l’equilibrio tra i tre grandi imperi mondiali – gli Stati Uniti, l’Unione Europea e la Cina – ciascuno impegnato a utilizzare la leva della globalizzazione per esercitare la propria forza d’attrazione gravitazionale». Lo scrive Parag Khanna, giovanissimo economista indiano, in un libro il cui titolo originale è proprio The Second World, che nell’edizione italiana è stato inopportunamente ribattezzato I tre imperi.

Gli attori protagonisti del nuovo copione geopolitico mondiale saranno infatti, secondo Khanna, tutte quelle nazioni che, anche grazie all’inserimento nei flussi economici globali, hanno lasciato la vecchia povertà del Terzo mondo e stanno sperimentando, pur con modelli diversi, nuove strade di crescita. L’Asia non è solo la Cina, anche perché la dissoluzione dell’Unione Sovietica deve ancora mostrare tutti i suoi effetti. L’America Latina sembra poter trovare la strada per valorizzare al proprio interno le enormi risorse di cui è dotata. Il Medio Oriente non è solo il conflitto arabo-israeliano, ma soprattutto se si guarda ai Paesi del Golfo, è anche un’area con una tra le più alte dinamiche economiche: «Per un curioso caso – scrive Khanna – Dubai si pronuncia allo stesso modo dell’inglese do buy, "compra". Gli sceicchi si sono comprati la modernità».

È la stessa economia della conoscenza, dei servizi, delle tecnologie leggere che sembra offrire grandi opportunità per un nuovo equilibrio globale che deve ridisegnare una realtà in cui è caduta prima la forza delle ideologie, poi quella dei flussi finanziari e, almeno speriamo, anche quella militare. Il Secondo mondo, i cui protagionisti sono passati in rassegna da Khanna con meticolosa attenzione, appare a questo punto decisivo anche per aiutare il Primo ad uscire dalle secche della crisi: perché ha ancora un’enorme potenzialità di crescita sia nella domanda pubblica per le infrastrutture, sia nella domanda privata per i beni di largo consumo. Resta il fatto che il nuovo assetto globale difficilmente potrà tuttavia essere inquadrato in schemi rigidi e in modelli precostituiti: ma la tesi di Khanna ha almeno il pregio di riabilitare la geografia come elemento della storia.

Parag Khanna, I tre imperi, Ed. Fazi, pagg. 620, € 22,50

Pubblicato sul Sole 24 Ore del 16 aprile