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Un impegno a 360 gradi per l’educazione

Tra le lettere di questa settimana ho scelto per la tradizionale rubrica del martedì sul Sole 24 Ore un intervento dedicato alla scuola, un tema di stretta attualità in concomitanza con l’avvio degli esami di maturità. Uno dei grandi problemi della scuola italiana è infatti il distacco che si è andato accentuando negli ultimi anni con il mondo del lavoro. La sollecitazione del lettore è in due parole passare dall’istruzione all’educazione. Istruzione è nella scuola tradizionale, fondata sull’apprendimento, educazione è nell’ottica moderna il fornire ai giovani gli strumenti per comprendere la realtà a 360 gradi, per elaborare un metodo critico, per sviluppare capacità che permettano loro di rispondere ai grandi mutamenti della società. Ma oltre a questo ci sono anche i temi che riguardano la conoscenza che i giovani possono avere, già durante la scuola, del mondo del lavoro. Quindi un’integrazione progressiva e costruttiva seguendo esperienza come quelle della Germania dove il 70% dei giovani compie già durante i periodi scolastici esperienze operative all’interno delle imprese (in Italia questa percentuale non supera l 10%).

Ma ecco la lettera e la mia risposta.

Nei dibattiti politici tra le riforme urgenti da fare viene regolarmente citata la riforma della scuola. Ritengo con ragione perché una delle cause, non certamente l’unica, della disoccupazione giovanile è data dal rapporto problematico tra l’istruzione e il mondo del lavoro. Forse perché è ancora prevalente nei corsi di studio l’aspetto nozionistico, basato più sull’apprendimento che sull’educazione. Non è colpa degli insegnanti: loro per primi hanno imparato a insegnare in una scuola nozionistica e ora non possono che riprodurre questo modello. Più che di fondi e finanziamenti, peraltro sempre utili, la scuola avrebbe bisogno di un difficile salto di qualità: passare dall’istruzione all’educazione, dall’apprendimento di singoli elementi alla comprensione della realtà. E’ un obiettivo possibile?

Luciano G.

Livorno

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Gentile Luciano, Lei solleva un tema fondamentale per ogni tipo di scuola, un tema su cui il confronto tra gli esperti e gli addetti ai lavori è sempre in primo piano. Si tratta soprattutto di trovare un equilibro tra le nozioni, comunque necessarie, e quell’educazione al giudizio critico che richiede un salto di qualità nella formazione delle persone. E non è solo un problema di impostazione didattica o di preparazione  dei docenti. E’ interessante quanto osserva Luigino Bruni nel suo ultimo libro “Fondati sul lavoro” (Ed. Vita e pensiero, pagg. 160, € 15) a proposito dei mondi del lavoro e della scuola che si parlano sempre meno: “E’ impressionante, per un esempio per me rilevante e decisivo, – scrive Bruni – quanto poca bellezza ci sia nelle nostre scuole e università, soprattutto quelle statali. Per la formazione del carattere dei bambini e dei giovani dovremmo usare i luoghi più belli della città. (…) Non so come si possa insegnare e apprendere Dante e Leopardi in luoghi brutti: chi lavora nelle scuole sa, se vede bene, che le aule, le pareti, i giardini parlano e insegnano agli studenti, sono ‘colleghi’ che si esprimono in linguaggi non verbali, ma sono vivi come lo siamo noi”.

L’educazione alla bellezza può sembrare un elemento da mettere in secondo piano di fronte ai problemi drammatici della disoccupazione giovanile, della mancanza di posti di lavoro, della rivoluzione tecnologica che richiede nuove e sempre più evolute. Ma il metodo per affrontare tutti questi temi non può essere solo quello nozionistico, ma deve guardare alla persona nella sua integralità, sollecitando le passioni, i sentimenti, la creatività. Risolvere un problema è importante, ma ancora più importante è saper individuare i problemi per cui vale la pena spendere le proprie energie.

La conoscenza tecnica e scientifica quindi può essere ancora più valida se sostenuta da una tensione umana che porta a riconoscere e condividere non solo valori come la bellezza, ma anche l’etica, il senso del dovere, la responsabilità. Per questo la scuola e gli insegnanti hanno un grande compito. Per questo è importante che venga riconosciuto, anche dal profilo economico e degli strumenti a loro disposizione, il ruolo fondamentale del loro impegno.