Longevità in primo piano (anche nei libri). Ci sono due affermazioni che sono diventate luoghi comuni e che invece vanno riscoperte nei loro contenuti più importanti. La prima sottolinea che “bisogna aggiungere vita agli anni e non anni alla vita”: in pratica che bisogna invecchiare bene senza che la vecchiaia si trasformi, come peraltro indicava Cicerone, essa stessa in una malattia. La seconda affermazione recita: “bisogna trasformare il rischio in opportunità”. Applicata alla longevità questo vuol dire che i rischi dell’età matura possono racchiudere anche molte possibilità positive.
Alberto Brambilla, tra i maggiori esperti del sistema previdenziale, offre una risposta ad ampio spettro a queste due prospettive nel libro “Longevity economy”: da silver a longevity, la grande economia dei prossimi decenni” (Ed. Guerini e associati, pagg. 284, € 22,50) con prefazioni di mons. Vincenzo Paglia e Maria Teresa Bellucci. Un libro che costituisce un richiamo forte e realistico sulla necessità di cambiare in positivo le prospettive con cui si guarda alla terza o quarta età. Non più solo un costo previdenziale e sanitario, ma anche un’enorme risorsa da utilizzare a beneficio degli stessi interessanti e quindi della società nel suo complesso.
La panoramica sulla realtà attuale, peraltro, è almeno in parte, disarmante anche se con un piccolo raggio di luce nella recente approvazione della legge “in favore delle persone anziane” destinata soprattutto ai non autosufficienti nell’ambito dei provvedimenti previsti dal Pnrr. Quello che sembra ancora mancare è una visione positiva e, potremmo dire, moderna della longevità attiva: per molti pensionati c’è, per esempio, un divieto di cumulo, per altri sono bloccati eventuali impieghi nel settore pubblico, per altri ancora un eventuale reddito aggiuntivo farebbe scattare i parametri dell’Isee facendo perdere bonus e facilitazioni. Certo, esiste il vasto e benemerito campo del volontariato, ma sarebbe molto meglio se fosse una scelta di valore e non un rimedio per occupare il tempo. Una scelta che trova nel libro uno suo sviluppo con la proposta della creazione di una “collaboratore civico” che metta a disposizione le sue competenze e la sua esperienza nello stesso ambito dell’anzianità.
Senza dimenticare le grandi opportunità che possono essere offerte dall’evoluzione tecnologica che può offrire nuovi strumenti di inclusione sociale e di partecipazione collettiva.
La longevità, la vita attiva durante il pensionamento, l’allungarsi degli anni in buona salute sono quindi temi sempre più in primo piano. E’ arrivata anche una campagna ministeriale per l’invecchiamento attivo. Con un breve video https://www.youtube.com/watch?v=GW2wCNdWGNU il Dipartimento per le politiche della famiglia vuole sottolineare le grandi opportunità dello scambio intergenerazionale e insieme promuovere l’autonomia e l’inclusione sociale delle persone anziane. Un richiamo significativo per valorizzare il contributo socio-familiare e di volontariato. Un richiamo a cui tuttavia, per ora, non sembrano seguire iniziative concrete.
Appare comunque importante che il tema della longevità sia uscito dalle analisi degli esperti per entrare invece nel dibattito politico oltre che nelle percezioni collettive. Anche perché le conseguenze del calo delle nascite e dell’allungamento della vita si stanno manifestando già ora senza aspettare quel 2050 tanto amato dalle proiezioni dei demografi. Già ora le nascite sono, ogni giorno, la metà delle morti e quindi la popolazione non può che diminuire dato che l’immigrazione compensa solo in piccola parte la differenza. E ogni giorno cresce il rapporto tra il numero di anziani e quello dei giovani.
Ben vengano quindi le sollecitazioni perché la società, e quindi la politica, si muova per permettere agli anziani, in qualunque condizione fisica si trovano, di essere una risorsa e di essere protagonisti per quanto possibile alla crescita collettiva. Longevità in primo piano (anche nei libri).