Tutto il buono e l’utile (ma anche i rischi) dell’intelligenza artificiale

Tutto il buono e l’utile dell’intelligenza artificiale. Si piò partire dal fatto che per l’intelligenza artificiale si passa dagli scenari più apocalittici (seminerà rovine e farà perdere milioni di posti di lavoro) alle ipotesi più rassicuranti (ci sarà sempre una persona con la sua responsabilità alla base delle scelte operative). Resta il fatto che l’AI è ormai diventata una protagonista della realtà attuale. Sotto molti aspetti. In primo luogo, perché se ne parla, se ne discute a tutti i livelli, è argomento di conversazione e di animate discussioni. Poi perché, spesso a nostra insaputa, è entrata nella vita quotidiana, per esempio, quando usiamo uno smartphone, quando facciamo una ricerca su internet, quando usiamo il navigatore in automobile. Ma ancora di più l’intelligenza artificiale è sempre più importante in tutte quelle attività che richiedono potenzialità di memoria, elaborazione di dati, capacità di analisi e di sintesi, ottimizzazione di processi, razionalizzazione dei metodi produttivi, gestione operativa, programmazione logistica.
Una dimensione che si sta dimostrando particolarmente importante è in questa prospettiva quella delle libere professioni, una dimensione in cui l’intervento umano è indispensabile, per capacità di intuizione e di visione, ma in cui il supporto dell’intelligenza artificiale può diventare particolarmente utile.

Lo dimostra con grande efficacia il libro di Filippo Poletti: “Supervisor, i professionisti dell’AI”,(Ed. Guerini e associati, pagg. 380, € 28,50).

Poletti, top voice di Linkedin, grande esperto di lavoro, formazione e comunicazione, passa in rassegna, con l’aiuto di chi ha competenza ed esperienza, le grandi potenzialità che si offrono a medici, psicologi, infermieri, commercialisti, consulenti del lavoro, avvocati, notai, architetti, giornalisti ed esperti di audio e video. L’obiettivo è quello di integrare l’intelligenza artificiale nelle diverse attività professionali. Mettendo in evidenza non solo i punti di forza e le opportunità, ma anche le debolezze e le minacce che l’AI presenta per gli studi professionali.
L’AI diventa così un potente supporto operativo, un angelo custode che guida e riesce ad indicare anche i pericoli e gli eventuali passi falsi. Ma in un mondo in cui l’AI conosce paradossalmente tutte le risposte quello che è importante è porre le domande giuste per non perdersi nei labirinti e nelle tentazioni delle opportunità.
Diventa così fondamentale la figura del supervisor, che dà il titolo al libro, una figura che racchiude le nuove competenze come – si legge nell’introduzione – “ il pensiero computazionale, la capacità di essere professionisti ibridi e con autonomia di giudizio rispetto all’AI, competenze necessarie per preservare centralità, autorevolezza e capacità critica nell’era dell’automazione cognitiva”.
Una delle particolarità di questo libro è un QR code che permette di entrare in dialogo con una AI dedicata che può aiutare nella lettura e nell’approfondimento. Fornendo su richiesta riassunti dei capitoli, interazioni tra le varie parti, ricerca di percorsi particolari. Un libro quindi che è insieme un manuale di istruzioni per l’uso, un animatore di esperienze, una guida per intraprendere percorsi di formazione, ma anche un invito a riflettere sulla necessità di mantenere una prospettiva etica e una corretta scala di valori. L’AI, come i soldi, come il mercato, come le regole, deve essere solo uno strumento e non un fine. Uno strumento per la dinamica sociale ed economica e per lo sviluppo di quella dimensione fondamentale che si chiama umanità.